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Antologia
Critica
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Riguardo all’arte moderna, la Giovannetti sente la sua riflessione
spirituale lontana dai canoni fiamminghi, nei quali dilagava la
ricerca maniacale dell’ordinato composito, necessaria per
esprimere la compiutezza di un piccolo mondo umano [...] al contrario,
l’atmosfera nell’opera della Giovannetti è
sognata, eterea, ammantata di una diafana luminescenza lunare.
Anche il riferimento ad epigoni caravaggeschi viene meno per la
presenza in essi di un drammatico richiamo alla “machina”
che forma e disfa le cose, mutando il sentimento del tempo. L’ambiente
della Giovannetti è metastorico, imperturbabile, non contaminabile,
come mondo delle idee, dal dramma del disfacimento e del nulla
[…]. Né si può collegare il percorso figurativo
di Daniela con ambiti propriamente iperrealisti, sia sotto l’aspetto
tecnico che per quanto concerne la genesi dei contenuti. L’artista
toscana non persegue l’effetto che si autocelebra, né
le interessa un reale, la cui forma rappresentata sia più
scenicamente e concettualmente folgorante rispetto al dato memoriale
confrontato. >>
Claudio Caserta, dal catalogo della
mostra “Carlyle Brera open gallery”, Milano, 1992.
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